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domenica 20 giugno 2010

Giorno IV pt 2

Mi fa molto male vedermi nelle foto, vecchie o nuove che siano.

Giorno IV

Ieri sera sono andata con A. a casa di C. e quella che pensavo sarebbe stata una serata che non avrebbe mai avuto fine si è rivelata invece più che piacevole. Avevo iniziato a sentirmi un po' a disagio quando siamo scese giù a comprare alcolici (che ovviamente non avrei bevuto) e sono passata davanti a tante vetrine in cui riuscivo a specchiarmi seppur involontariamente e mi facevo troppo schifo. Ho iniziato quindi ad essere molto silenziosa, e una persona si accorge che in me c'è qualcosa che non va proprio quando smetto di parlare.

La serata però si è risollevata non so come nè quando, ma dopo che avevo deciso che non avrei voluto cenare per non rovinarmi la serata sono stata inspiegabilmente meglio. Abbiam cantato, parlato, fumato, loro hanno mangiato, mi hanno fatto entrambe un massaggio e mi hanno trattato come una ragazzina. E sentirmi coccolata non mi è dispiaciuto affatto.

Sono entrambe molto carine con me e mi piace un sacco starci, poi mangiano senza problemi ed ho capito quanto sia bello vedere persone che si godono quel momento fine a se stesso.

Oggi un po' di inerzia, ho fatto tutti i pasti prescritti e mi sento un po' in colpa, l'idea di iniziare a digiunare seriamente sembra presentarsi proprio dietro la porta.

Mangiare più di 1000 kcal per 3 giorni di seguito mi manda in paranoia.

Continuerò col diario alimentare, è una cosa che devo fare, non riesco a staccarmene:

Colazione: latte p. scremato macchiato+4 pasticche di aspartame+ 4 biscotti garbousera
Pranzo: 40 gr di pasta+60gr di ceci+150 gr di insalata condita con aceto balsamico+1 pesca
Spuntino: Yogurt alla ciliegia
Cena: 50 gr di pane integrale+100 gr di prosciutto crudo+insalta con aceto balsamico+3 albicocche

Solo a leggere tutto questo cibo mi vengono sensi di colpa allucinanti.

sabato 19 giugno 2010

Giorno III pt 2

Some memories last forever ovvero quando ho capito di avere disturbi dell'alimentazione.

Era una domenica di inizio aprile e conducevo la mia vita da scenester nel partenopeo. Il giorno prima erano venuti a dormire da me alcuni degli inglesi che avevano suonato al cellar theory e l'indomani avremmo dovuto accompagnarli (p. and me) a vanvitelli per raggiungere il furgone.
Mentre P. ed io aspettiamo seduti sulle scale affianco al cellar theory C. che venisse ad aprire il locale per ritirare gli strumenti, iniziamo a parlare del più e del meno e del fatto che fossero le quasi 15 e fossimo ancora lì ad aspettare. P. esordisce dicendomi che stava quasi a digiuno da tre giorni e se ne era reso conto solamente quando quella stessa mattina aveva mangiato dei biscotti. Io meravigliata gli chiedo come avesse fatto in questa impresa titanica (con un bel po' di invidia molto velata) e lui mi risponde che se ne era completamente dimenticato e aveva fatto altro. Taccio.

Io in ogni momento della mia giornata pensavo e penso tuttora a cosa non e mangiare e ci sono persone che se ne dimenticano addirittura ed è una cosa che mi ha fatto realizzare che la vita è un'altra e non è tanto normale pensare a quante calorie stai ingerendo e a quante me ne restino per il fine settimana.


Provare ad essere normale ma fallire.

Decisi allora dal giorno successivo di provare a dimenticarmi di mangiare. Per tre giorni di seguito ho bevuto solo latte e cereali al mattino e digiunato quasi completamente, mi sono concessa solo un caffè al ginseng il lunedì, delle fragole il martedì e nulla il mercoledì.
Il mercoledì notte fu tragico, non riuscivo a prendere sonno e le morse della fame iniziavano a farsi sentire, allora tornata a casa alle 4 circa prendo il latte e i cereali e ne mangio una scatola intera. Il giovedì ero intenzionata a continuare ancora, non avevo fame ma mi accorsi che se mi muovevo iniziavo a non vedere per alcuni nanosecondi, allora ho pensato che dovessi concedermi un pasto (solo blande scuse, ma non vedevo per davvero appena mi abbassavo ad esempio eh).
Torno a casa dalla biblioteca e mangio un piatto di broccoli all'insalata e una mela; in questo modo avevo riaperto il mio stomaco e la fame con tanta fatica inibita iniziava a prendere il sopravvento su di me. Prendo un pacchetto di crakers integrali e li mangio davanti al pc, inizio a sentirmi in colpa, divento iperattiva e mi viene quasi la tachicardia, prendo allora un altro pacchetto di crakers. Perchè? Perchè oramai avevo fallito.

Le persone non capiscono.

Per quanto mi sia sforzata di essere sincera con me stessa e con gli altri e sebbene abbia ceduto una parte di me a qualcuno, condividendola, ho realizzato che tutto questo è stato, è e sarà sempre uno spreco. E' questo uno dei motivi per cui ho deciso di non raccontarmi più, di lasciare i miei problemi e le mie insicurezze a casa e cercare di condurre al di fuori una vita normale.
Ieri ad esempio ho provato a seguire il consiglio del mio psichiatra, ovvero essere una persona vera anche fuori. Allora c'era P., parlavamo ed ho provato a spiegargli e qui voglio aprire una parentesi su me stessa: quando parlo di me agli altri è come se parlassi di un'altra persona come se quella persona non fossi io e ne parlo con tenerezza, come se la stessi accarezzando e rassicurando, questo spiega come mai quando faccio riferimento a cose gravi sul mio conto e sui miei problemi e sulla mia tristezza, lo faccio sempre col sorriso sulle labbra. Quest'ultima osservazione serve a spiegare come mai le persone mi prendano poco sul serio. P. non è una di queste anzi, però avverto che lui non capisce e sminuisce la cosa e mi dice che siamofattiinuncertomodo che valeperchèfaicosì che chetifregadellagente che ilsecondomeèfalsato e tante altre cose che possono essere tradotte in: "non ha senso e sei strana", perchè lui me lo dice che sono anormale però a lui piace questa anormalità, a me no.

L'eterna adolescenza.

Ho quasi sempre bruciato le tappe. Mia madre ieri mi raccontava che da bambina non ho mai gattonato e che da seduta mi sono alzata e mi ha visto camminare per casa.
Quando ero ragazzina ero sempre quella più matura della mia età e più comprensiva e brava-valentina-mamma-va-dalla-nonna-e-tu-stai-buona-e-non-fai-guai-vero? Sì mamma.
Stavo sempre da sola e mi sentivo invisibile, non sto cercando di autocommiserarmi ma di analizzarmi e di capire l'origine seppur lontana delle mie insicurezze e della mia perenne inadeguatezza. Anche quando avevo 15 anni e conobbi A. feci di tutto per iniziare a piacergli e da allora questo sforzo non è mai terminato. Prima con A. poi con F. poi con C. poi con P. (altre lettere dell'alfabeto?). Questo spiega come mai sia arrivata ai 18 e abbia iniziato ad avere intorno solo persone più adulte di me e cercassi di mantenere con loro un tono, un certo profilo di serietà, di maturità di cui mi svestivo non appena fossi a casa, nella mia camera, of course.
Mia madre mi rimprovera sempre la mia mancanza di entusiamo e lo attribuisce al fatto che abbia tutto, io invece ho trovato un'altra spiegazione ed è l'abitudine a non sembrare una ragazzina. Mostrare entusiasmo o di essere eccessivamente presa da qualcosa, qualcosa che sicuramente era ben poca cosa rispetto alle "cose" delle persone che mi circondavano (essendo più grandi), mi faceva sembrare immatura e quindi, via entusiasmo, via passione, via yeahhopresounbelvoto-chefigohounipod.
Adesso fatico a liberarmi di questa maschera che indosso e c'ha ragione lo psichiatra, non sono una persona vera. Interpreto un ruolo che quasi non sento più ma che comunque rende inspiegabili alcuni miei atteggiamenti infantili come la superficialità che ho nel giudicare il corpo e i vestiti e il piacere alle persone.
Quando sono più magra sembro più piccola della mia età e la cosa mi piace, vorrei solo non essere più l'eterna ragazzina complessata.

Non dipende da me.

Odio le persone quando mi dicono che dipende tutto da me e che se voglio ne uscirò e mi andrà bene, odio questa superficialità di giudizio dettata dalla sola esigenza di dispensarti dubbi consigli di forma.
Come si fa a non capire che la paura dell'obesità e la paura del ritorno alle occasioni mancate e la paura della non-vita a cui mi ci sono costretta nei tempi addietro mi strugge, mi angoscia, pende su di me come una spada di damocle?(qua ci stava, me la concedo).
Disse F.(prof di filosofia del I liceo) che talvolta il volere non è potere, ma che poter fare una cosa spesso te la fa volere. Quindi il poter dimagrire, digiunando e vomitando me lo fa volere ancora di più e per questo che sono fortemente combattuta.
Sento di non avere mai tempo, di star buttando il mio tempo, di concedermi troppo tempo che risulta sempre troppo poco. Il tempo non è dalla mia parte.

Giorno III - It's Me

La mia vita è fatta di occasioni mancate. Se dovessi trovare delle parole per descrivere tutta la mia pre e adolescenza potrei appunto utilizzare "occasioni mancate".

Il grasso e il peso del mio corpo da bambina e da ragazzina mi hanno sempre impedito di fruire della mia vita, come se fosse stata qualcosa che io non avrei mai potuto permettermi, e ancora adesso lo penso. Come se al di sopra di un certo peso tutto mi fosse vietato, autovietato.

Quando ho iniziato a dimagrire, quando ho iniziato a controllare le calorie, i cibi, i non-cibi, i vomiti e le ore in palestra mi era sembrato di aver raggiunto quei livelli in cui potessi iniziare a permettermi le cose, sebbene anche dopo aver perso 20 kg mi sentissi ancora abbastanza grassa da non-poter fare quello o quell'altro.

L'anoressia è uno stato della mente più che del corpo, su persone si manifesta come un calo di peso incessante, per altre con un controllo spasmodico del proprio corpo e di ciò che ci finisce dentro, e dire che mentre lo facevo nemmeno me ne rendevo conto. Tuttora penso di non dovermi permettere di mangiare, come se fosse un'esigenza fiseologica solo per una ristretta elite di persone (ovvero quelle che mangiano-e-non-ingrassano).

Quando ho iniziato a dimagrire e dagli 82 kg sono passata ai 60 kg ho iniziato a sentirmi quasi peggio, certo, meno occasioni mancate, ma comunque stavo male. Non riuscivo a capire quando potessi permettermi di smettere di controllare in modo maniacale la mia giornata alimentare e soprattutto mi svegliavo al mattino già stanca e impaurita, come se iniziasse così, ogni dannata mattina la mia battaglia contro il cibo. Svegliarsi e desiderare che la giornata fosse già finita.

Amavo stendermi e toccarmi le ossa del mio corpo che sul ventre e sulle spalle man mano venivano fuori e che io, grassona che non ero stata altro, non avevo mai avuto occasione di toccare, vedere, sentire, sapere che esistessero anche per me.

Quando succedeva qualcosa e sapevo che il cibo non era più lì a rincuorarmi e ad aiutarmi a dimenticare, non mangiavo perchè sapevo che l'ago della bilancia che si abbassava sarebbe stata l'unica magra consolazione alla mia triste vita. Mi sentivo più esposta al mondo, alla paura, alle delusioni ma comunque forte perchè sapevo che il mio corpo e gli specchi erano dalla mia parte.

Questa convinzione però non è stata abbastanza perchè mi è bastato un niente per crollare, per ritornare a fagocitare tutto quello che non avevo mangiato per mesi, con un'avidità senza eguali, nel minor tempo possibile, come se mentre mangiassi volessi anche dimenticare e proprio mentre mangiavo, piangente, mi dicevo che stavo facendo una cazzata ma la testa e il mio corpo erano entità separate e l'una non riusciva a rispondere ai bisogni dell'altra.

E' sempre stata colpa mia.
Qualsiasi cosa brutta sia successa nella mia vita, ho sempre pensato fosse stata colpa mia. Non ero abbastanza intelligente, nè abbastanza magra, nè abbastanza bella. Un'inadeguatezza perenne e un'autostima inesistente.
Non mangiare, riuscire a trascorrere una giornata intera con una sola mela era una vittoria e immediatamente mangiare una mela e un pacco di creakers non in programma era una sconfitta che apriva un mondo a una sconfitta ancor maggiore: mangiare, quindi, senza sosta.

Sto cercando di venirne fuori, come citavo nel post precedente, spero che questa corsa, questo affannarsi per raggiungere non so cosa (la felicità attraverso un corpo magro?), finisca. Ci sono dei giorni, dei momenti in cui mi sembra che la fine non ci sia mai per chi ha il terrore di un ritorno incombente all'obesità e i commenti di taluni quando hai messo su qualche kilo che ti sono valsi settimane di pianto ininterrotte e crisi di panico smettano di essere così dolorosi.