sabato 17 luglio 2010

ah aggiungo e non me ne frega niente di scrivere millemila post:

io posso essere chi voglio e come voglio. sono abbastanza intelligente da poter ottenere quello che mi pare, quindi valentì forza e coraggio.

hai un cervellino quadrato e lo psichiatra pure te lo dice e non solo lui, del resto. quindi di che ti lamenti? vedi foto di ragazze che si divertono e che vivono più di te? più magre? e allora? puoi fare le stesse cose quindi non fotterti la vita con il cibo con i cornetti con la nutella e coi biscotti. non ne vale proprio la pena, ma manco per il cazzo.

fame emotiva.

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mi rendo conto che la frase che ripeto più spesso è "mi devono lasciare in pace". manco ci credessi davvero. più che altro è solo un modo per autoconvincermi che da sola sto meglio, che se vogliono portarmi al mare io non sono decisamente un tipo da spiaggia, che questo o quello non è da me quando in realtà vorrei tanto essere come gli altri, avere la stessa disinvoltura e poter portare gli occhiali da sole, gli shorts, abbronzarmi, dire cazzate senza dovermi sforzare di dare di me un'immagine che non sempre mi rispecchia.

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il mio cellulare, qui, vicino al laptop, continua a squillare. è la terza chiamata persa: è V., mi vorrà chiedere dove sono, mi vorrà dire che ha visto mio padre e mia madre, che ha visto P. che le ha chiesto se mi avesse vista.
E' la quarta chiamata persa...
Chiaramente continuo a non rispondere.
Quinta chiamata persa... continuerà?
Sesta chiamata persa, deve proprio tenerci.
Settima chiamata persa.
Ottava chiamata persa.
Decima chiamata persa.
Undicesima chiamata persa.

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